Author Archive

Alperia Spa dona una “brici cargo” 
ai Cacciatori di briciole della Volontarius

Giovedì 28 febbraio, alle ore 14.00, davanti alla sede di Alperia Spa, in via Dodiciville 8 a Bolzano, è stata consegnata ufficialmente da Mauro Marchi, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Alperia Spa, e da Stefan Stabler, responsabile comunicazione e marketing, una nuova “brici cargo” ai Cacciatori di Briciole dell’Associazione Volontarius. Il nuovo mezzo per il trasporto delle “briciole”, recuperate nei numerosi esercizi commerciali del capoluogo che aderiscono all’iniziativa, è stato preso in consegna dal coordinatore del gruppo di volontari, Christian Bacci

La “brici cargo” è in sostanza un triciclo elettrico dotato di un cassone spazioso che permette il trasporto degli alimenti raccolti da supermercati e negozi di Bolzano. Questi mezzi sono in grado di trasportare grandi quantitativi di cibo e possono girare senza problemi anche in zone a traffico limitato. 

Alperia ha deciso di sostenere il progetto perché lo ritiene in linea con la propria attività aziendale e l’obiettivo di realizzare una mobilità sempre più eco compatibile. I Cacciatori di briciole, grazie a questa bicicletta, potranno aumentare sensibilmente la raccolta di generi alimentari che vengono distribuiti alle persone bisognose e che altrimenti andrebbero sprecati. Ciò che avanza da supermercati, negozi, panifici e pasticcerie, che è ancora buono, ma il giorno dopo non può essere venduto, viene distribuito la sera stessa o al massimo il giorno seguente a famiglie di Bolzano o a persone senza fissa dimora.


Per candidarsi come volontari gli interessati possono rivolgersi alla responsabile del volontariato: Daniel.Brusco@volontarius.it 

Giulia Valerio

La storia di Giulia Valerio, stedentessa dell’Università di Bolzano e tirocinante presso l’ufficio comunicazione, ci riporta al suo primo giorno con Volontarius, raccontando un piccolo momento per lei speciale.


Solidarietà|Combattere il pregiudizio|Empatia


Brennero

Era il mio primo giorno da tirocinante, sentivo l’agitazione dalla sera precedente, non sapevo cosa aspettarmi. Insieme ad altri dipendenti che avevo incontrato fugacemente in ufficio mentre firmavo alcune carte, sarei andata ad una sede di Volontarius al Brennero.

Da quando sono passati a prendermi con il furgone all’arrivo vicino al confine, tutto sembra scorrere naturalmente, ma allo stesso tempo anche in modo molto meccanico. Arrivati alla stazione ferroviaria incontriamo una ragazza italiana che era stata scortata dalla polizia tedesca fino a lì. Ha abiti leggeri, uno zaino ed un cerchietto con delle orecchie da gatto in plastica. Io con la giacca pesante tremo dal freddo. Un’operatrice di Volontarius, che mi è stata presentata velocemente, le porta una giacca calda e del cibo. Quella magia che rendeva tutto automatico fino a poco prima si spezza. Non so come rapportarmi in questa situazione.

La ragazza, ora avvolta in un giaccone molto più grande di lei, è uscita dalla sala d’aspetto, sta fumando al sole, seduta con la schiena appoggiata ad un muro. L’operatrice deve parlare con il capotreno ed io sto per seguirla quando la giovane ci chiede di restare con lei, non vuole rimanere sola. Ci racconta la sua storia. Io ho paura di chiedere troppo o troppo poco, ma lei sembra felice di avere qualcuno al suo fianco in quel momento.

Arriva il treno che la porterà a Bologna. Mentre ci avviciniamo al binario non smette di parlare… prima di salire ci saluta con un bacio.


Vouoi collaborare o fare un tirocinio con l’ufficio comunicazione? Invia una mail a comunicazione@volontarius.it

Elisabetta Oculisti

La seconda  storia che vi proponiamo per la rubrica “La storia siamo noi” è quella donataci da Elisabetta Oculisti,  un’ insegnate di informatica e da sei anni dedica il suo tempo libero ad insegnare l’italiano alle persone richiedenti asilo ospitate al centro d’accoglienza Gorio e Conte Forni di Bolzano.


Coinvolgimento |Scoperta degli altri |Desiderio di aiutare


In chiesa con dieci musulmani

 

Qualche anno fa ho insegnato italiano ad un gruppo di persone pakistane, ospiti al centro  d’accoglienza per richiedenti asilo Gorio. Per un periodo l’aula dedicata ai corsi di lingua era inagibile, dunque andavamo a fare lezione in un aula di una parrocchia vicina.

Un giorno i miei alunni mi hanno chiesto di poter entrare in Chiesa. Mi sono meravigliata, ma anche emozionata. Loro hanno osservato tutto con molta curiosità e molto rispetto. Hanno osservato che noi ci bagnamo una mano, mentre loro si lavano entrambe le mani, e che Maria ha un nome simili alla madre di Maometto. Queste somiglianze li riempivano di gioia. È stato molto difficile spiegare, con la loro poca conoscenza dell’italiano, perché c’era al muro il Cristo sanguinante e crocefisso.

Non ho potuto però esaudire il loro desiderio di vedere e suonare le campane.

Punto Scuola: sentirsi a casa in una lingua straniera

Ha aperto i battenti il Punto Scuola creato da Volontarius a Bolzano per dare una risposta concreta all’esigenza dei richiedenti asilo di apprendere la lingua italiana. Attualmente la struttura può contare su 4 docenti ed è frequentata da 120 studenti.

 

Negli ultimi decenni, la glottodidattica è fortunatamente tornata a interrogarsi sulla propria natura e i propri strumenti, ed è riuscita con coraggio a individuare le sue fragilità, e la distanza dalle esigenze della società contemporanea. Tale necessità di innovazione è stata accelerata dai movimenti migratori dell’ultimo decennio, i quali hanno evidenziato il bisogno di ripensare i motivi che spingono una persona ad avvicinarsi alla lingua italiana: se nel passato apprendere l’italiano era soprattutto un interesse di carattere culturale e ricreativo, da parte di europei già finemente istruiti, oggi la lingua rappresenta uno strumento necessario alla sopravvivenza di persone che fuggono dal proprio paese di origine e che, nella maggioranza dei casi, sono sprovviste di quel bagaglio culturale sul quale la didattica della lingua italiana ha fondato la sua identità.

In questa corrente di rinnovamento, noi educatori linguistici abbiamo sentito con chiarezza la necessità di adattare la nostra missione alle nuove istanze sociali, e da tale necessità è nato il progetto Punto Scuola, che ha richiesto la creazione di un nuovo soggetto all’interno dell’associazione che vedesse riconosciuta la propria identità e autonomia, così da permettere i necessari cambiamenti in termini di metodi e approcci didattici.

Alla base del progetto Punto Scuola, che ha sede in via Bruno Buozzi 18 a Bolzano, troviamo la volontà condivisa da noi educatori linguistici e dai vertici dell’associazione di adottare un approccio olistico all’insegnamento della lingua. Un approccio che considera l’individuo nella sua totalità di persona, con una propria storia, con una propria visione della vita, timori e aspirazioni, e che attraverso questa visione della persona può rendere la strada verso l’integrazione più agevole. Un approccio che, non limitandosi a un meccanico trasferimento di strutture linguistiche, sappia mostrare e condividere i comportamenti comunicativi propri della società italiana e abbia la forza di supportare l’apprendente nel processo di acquisizione di tali comportamenti.

 

Un approccio infine che, confluendo nelle riflessioni di Zygmunt Bauman, sappia farsi liquido e che, consapevole dei reali bisogni dell’apprendente, e della sua situazione sociale e culturale, sia pronto a nutrire una didattica capace di venire in aiuto della singola persona, ponendosi a servizio della sua libertà. Noi educatori linguistici abbiamo, dunque, riconosciuto come obiettivo principe l’impegno di creare uno spazio nel quale i nostri studenti smettano di considerarsi ospiti e possano, da ultimo, sentirsi a casa nella lingua italiana.

Con coraggio, abbiamo così detronizzato la lingua con la sua ormai infeconda centralità e posto a base del nostro lavoro il comunicare, non solo nel suo significato di mettere in comune (già di per sé forte) ma nella sua radice sociale di rendere partecipe, compiendo il proprio dovere con gli altri, consapevoli che comunicare non è una semplice questione di correttezza grammaticale ma, sopra ogni cosa, un processo osmotico di fiducia reciproca e responsabilità, un diritto-dovere, la cui natura umana non deve essere dimenticata.

Con l’obiettivo di raggiungere quanto ci siamo proposti, il progetto Punto Scuola, dove attualmente operano 4 docenti,  ha attivato, a integrazione delle lezioni di lingua, laboratori di glottodidattica performativa: nello specifico, i centoventi studenti coinvolti nella prima sperimentazione ora frequentano laboratori di teatro e artistico-educativi in lingua italiana. Intendiamo, così, dar loro l’occasione, non solo di comunicare nella lingua straniera ma, prima di tutto, di sentirsi parte di questa loro nuova realtà, nella quale radicare serenamente, ora che sono lontani da casa. Come recita un vecchio detto di autore anonimo: “Gli studenti non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere”.

 

Il coordinatore del Punto Scuola

Moreno Stracci

Moreno.stracci@riverequipe.it
Cell. 3457605173

 

Il Centro di accoglienza di Laives, un esempio d’integrazione

Tutti i 52 ospiti del Centro di accoglienza di Laives lavorano o seguono corsi professionali. Un successo legato all’ottima collaborazione con il Comune e la popolazione.

A poco più di un anno dalla sua apertura il Centro di accoglienza di Laives, gestito dalla cooperativa sociale “River Equipe” in collaborazione con l’Associazione Volontarius, ha raggiunto l’ambìto traguardo della “piena occupazione”. Infatti tutti i 52 ospiti della struttura, coordinata sino a fin settembre da Fabrizio Bissacco ed ora guidata da Francesca Carraro, svolgono un lavoro o stanno seguendo corsi professionalizzanti. Nel dettaglio 45 persone richiedenti asilo sono occupate in attività lavorative di queste 16 sono impegnate nella raccolta delle mele nel comprensorio della Bassa Atesina oltre che a Cornaiano ed a Bolzano, gli altri operano nel settore della ristorazione, come operai generici, lavapiatti e tutto fare, nei settori della logistica e magazzino, in alcuni supermercati e nell’ambito delle imprese di pulizia. Dagli imprenditori locali viene particolarmente apprezzata la loro buona volontà e la grande voglia di lavorare ed impegnarsi.

Le restanti 7 persone sono occupate in progetti di volontariato tra i quali anche il mantenimento dell’orto realizzato dagli ospiti del Centro di accoglienza con la collaborazione con la Scuola agraria di Laives e di Laimburg.  L’obiettivo di questo inserimento lavorativo è il raggiungimento di un’autonomia economica e sociale che permetterà loro la ricerca consapevole di un alloggio e la conseguente uscita dal progetto di accoglienza.

Prossimamente, al termine della stagione agricola, 24 persone saranno occupate in corsi del Fondo Sociale Europeo. Si tratta di iter formativi per aiuto cuoco, logistica e magazzino e cura del verde. Si tratta di corsi di perfezionamento professionalizzanti che avranno la durata complessiva di cinque mesi, suddivisi in diversi moduli tra i quali sono previsti stage e tirocini presso le aziende locali. Altri hanno partecipato al progetto “hamet2f”, organizzato dalla Provincia con la collaborazione della cooperativa sociale “Akrat”, con l’obiettivo di valutare le competenze specifiche di ogni singolo migrante per poterlo inserire al meglio in un percorso individuale di integrazione.

I Paesi di provenienza sono in maggioranza Bangladesh, Pakistan, Nigeria e Gambia ma vi sono anche persone provenienti da Nepal, Senegal, Togo, Tunisia, Iraq e Costa d’avorio. Un’attenzione particolare viene dedicata dall’equipe del Centro al percorso formativo delle persone ed alle capacità evidenziate nel corso delle varie attività svolte.
Va sottolineata l’ottima collaborazione instaurata sin dall’inizio dell’attività con l’amministrazione comunale, in particolare il sindaco di Laives, Christian Bianchi, il vicesindaco Giovanni Seppi e l’assessora comunale alle politiche sociali, Claudia Furlani. I lusinghieri risultati sinora ottenuti sono anche il frutto del fattivo clima di collaborazione instaurato sin dall’inizio dell’attività con la Provincia, la Comunità comprensoriale, le imprese locali, le associazioni e la cittadinanza nel suo complesso. Grazie a questa proficua collaborazione già oggi alcuni degli ospiti, dopo aver ricevuto una risposta positiva alla loro richiesta di asilo, sono usciti dal progetto e conducono una vita autonoma ed indipendente. Le maggiori sfide per gli operatori sono oggi rappresentate dal reperimento di attività lavorative più continuative nel tempo e di alloggi nei quali possano trasferirsi coloro che escono dal progetto di accoglienza.

L’equipe del centro, guidata da Francesca Carraro, è composta dagli operatori Radia El Bouhali, Andrea Filippo Riccardi e Tritan Myftiu, nonché dai custodi Franco Romanelli e Faisal Hassan Mohamed.

                                                                                                                             

Feature

La nuova rubrica dei volontari “La storia siamo noi”

Abbiamo  chiesto ai nostri volontari di ripensare al momento in cui hanno deciso di dedicarsi al volontariato e di raccontarci cosa hanno provato, e cosa provano, a portare avanti il loro impegno. Ci hanno donato innumerevoli storie, esperienze e aneddoti. Loro, protagonisti quotidiani di esperienze cariche di emozioni, con i loro sorrisi contagiosi, riescono a coinvolgere chi li riceve.

Per questo motivo abbiamo ideato la rubrica “La storia siamo noi”, titolo che si ispira al racconto di una nostra volontaria. Ogni singola storia ci arricchisce, ci ispira e ci ricorda i valori fondamentali della nostra associazione. Ogni settimana vi racconteremo la storia di uno dei nostri volontari, il suo impegno, l’esperienza vissuta sul territorio e le emozioni provate sul campo.


Vuoi raccontare la tua storia?
Per condividere con noi la tua esperienza, scrivici a comunicazione@volontarius.it
Non vediamo l’ora di leggere le vostre storie di volontariato!

Le storie sono state raccolte durante la prima fase del “Progetto Fuoco”, un percorso sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano.

Nadia Pretti

La prima storia che condividiamo con voi è quella di Nadia Pretti,  che da oltre 2 anni lavora a fianco dell’equipe di Oltre la Strada 


Calore | Senso di comunità | Rispetto


Creazione di un legame

All’inizio ho scelto di fare volontariato con le persone senza fissa dimora per curiosità e, utopisticamente, perché mi piacerebbe che tutte le persone potessero vivere con dignità.  Dopo un po’ di tempo si è stabilito un legame tra me, le persone che stavamo supportando, gli operatori e gli altri volontari.

Ora lo faccio anche perché mi danno forza e mi fanno vedere il mondo da un altro punto di vista.

Aspetto con ansia che arrivi il mercoledì sera perché sono felice di incontrare le persone a cui stiamo a fianco.  Sento che anche loro sono felici di vedere me, così come tutta l’equipe  del progetto “Oltre la strada”. Sento che c’è affetto reciproco e questo mi dà un sacco di energia.

Devo ringraziarli.
Devo ringraziare anche il gruppo di volontari perché mi sento accolta da tutti ogni volta.


Scopri di più sul progetto Oltre la strada cliccando qui.

 

Avviata la prima fase del “Progetto Fuoco”

Sedersi insieme attorno “al fuoco” dei valori
per ricreare uno spazio di autenticità
che apra al futuro con energia e speranza,
mantenendo vivi sul territorio i valori di solidarietà, dono,
autenticità,
umanità che rappresentano le fondamenta
per la sostenibilità e la coesione di ogni comunità e territorio. 

 

In occasione del 20° anno di attività, il Gruppo Volontarius propone il progetto “Fuoco”, un percorso rivolto ai dipendenti e ai volontari per mantenere vivo il senso del loro agire. Il progetto si pone inoltre l’obiettivo di rinvigorire i valori di solidarietà, dono, autenticità e umanità che rappresentano le fondamenta per la sostenibilità e la coesione di ogni comunità e territorio.

Il video seguente vuole raccontare e fare memoria del percorso che è iniziato lo scorso autunno e che proseguirà nell’anno nuovo.

 

I cambiamenti all’interno della società e la crescita esponenziale dell’associazione negli ultimi anni sono state occasioni di evoluzione, ma hanno anche portato con sé delle criticità. Avere più persone, più progetti, più livelli può implicare anche avere una maggiore difficoltà nello scambio di informazioni, una minore conoscenza di colleghi e volontari, la difficoltà a sentirsi parte di un “gruppo” grande e complesso.

Ogni organizzazione è chiamata a prendersi cura delle risorse strategiche per la realizzazione del proprio scopo, dei propri progetti. Questa attenzione diventa ancora più necessaria quando le risorse sono persone e richiede ancora maggiore sensibilità quando le persone partecipano alle attività in qualità di volontari, attraverso il dono del proprio tempo, delle proprie competenze, della propria umanità.

Ma cosa significa “prendersi cura” dei propri Volontari? Certamente significa metterli nelle condizioni di realizzare il proprio servizio in modo competente ed in condizioni di sicurezza, ma questo potrebbe non essere sufficiente.

La prospettiva di un volontario è quella del dono di sé, che è limitativo associare al risolvere un problema sociale o ambientale che sia, perché il volontario è mosso dalla motivazione di vedere realizzati i propri ideali, di affermare e dare concretezza ai propri valori, di vivere e condividere con gli altri l’esperienza del donarsi.

Prendersi cura dei propri volontari significa mantenere vivo il senso del loro agire e i valori che li guidano perché questo li rende aperti e disponibili.

Assumersi questa responsabilità significa mantenere vivi sul territorio i valori di solidarietà, dono, autenticità, umanità che rappresentano le fondamenta per la sostenibilità e la coesione di ogni comunità e territorio. Investire sui collaboratori e sui volontari vuol dire investire sul futuro del proprio territorio.

Ma per investire sui volontari bisogna prima creare un ambiente adeguato che abbia un “Sogno” condiviso: è importante quindi raggiungere tutti i livelli dell’associazione partendo dal CdA e dai Capiarea e rivolgendosi poi ai volontari, ai responsabili di progetto e agli operatori.

E’ per questo che è nato il Progetto Fuoco, con lo scopo di riavvicinare i vari livelli dell’associazione dopo la forte espansione degli ultimi anni, che ha portato con sé nuovi progetti ma anche difficoltà, capire dove siamo e dove stiamo andando.

Gli incontri sono partiti nel mese di ottobre e il progetto durerà fino all’estate 2019.

A Primavera coinvolgeremo anche alcune classi nell’ambito dell’Alternanza scuola-lavoro, faremo parte del lavoro in classe e in parte i ragazzi potranno sperimentarsi in attività nelle strutture e nei progetti. Prima dell’estate ci sarà una restituzione del percorso fatto.

L’ambulatorio mobile ha compiuto il primo anno di attività

“Quando il paziente non riesce ad andare dal dottore il dottore va dal paziente” è questo il principio ispiratore dell’ambulatorio mobile che da un anno offre assistenza alle numerose persone che vivono la strada. Nel primo anno registrati 1138 accessi da parte di 800 diversi pazienti.

Nel suo primo anno di attività l’ambulatorio mobile gestito dall’Associazione Volontarius Onlus ha dimostrato in pieno la propria utilità e la necessità di poter contare su una struttura di questo tipo sul territorio in grado di offrire un servizio di carattere sanitario alle numerose persone che, per varie ragioni, vivono sulla strada. Dal novembre del 2017 sino a pochi giorni fa l’Associazione Volontarius Onlus ha infatti messo a disposizione un ambulatorio mobile per dare assistenza sanitaria alle persone che vivono sulla strada. Nel corso del primo anno di attività, dal novembre 2017 a fine ottobre 2018, sono state effettuate complessivamente, dai 16 medici e dagli 8 operatori sanitari, 104 uscite con un totale di 1138 accessi/interventi, pari ad una media di 11 interventi per uscita. Il numero complessivo dei pazienti ha raggiunto le 800 unità (97% maschi e 3% femmine), l’età media è di 35 anni.

Il furgone appartiene all’Associazione “Armut und Gesundheit”, che lavora in Germania da più di 25 anni con le persone che vivono sulla strada, offrendo loro un primo intervento medico da parte di personale sanitario volontario.

L’incontro tra le due associazioni ha avuto luogo nel settembre 2017, quando il Prof. Dr. Gerhard Trabert, medico presidente dell’Associazione tedesca, è venuto a fare visita a Volontarius per conoscere la realtà della vita di strada a Bolzano, dove vivono sia richiedenti asilo sia persone afferenti ad altri fenomeni, locali e non, che necessitano di cure mediche. Da qui è nata la decisione dell’Associazione “Armut und Gesundheit” di concedere in uso gratuito il proprio ambulatorio mobile, carico di tutto il materiale e dei medicinali necessari per l’inverno.

 

Accordo con la Croce Bianca

Nei giorni scorsi gli operatori di Volontarius hanno riportato l’ambulatorio mobile in Germania, ma il servizio ora prosegue grazie ad un accordo con la Croce Bianca che mette a disposizione un mezzo attrezzato con un autista due volte la settimana. Volontarius prosegue quindi il proprio servizio potendo contare attualmente su 16 medici volontari ed 8 operatori sanitari che, a turno, svolgono questa attività sul territorio. È grazie all’impegno ed alla dedizione che medici, infermieri ed operatori sanitari mettono nello svolgimento di questa attività che il servizio può proseguire con successo. Nell’arco dell’anno la loro presenza è sempre stata costante e partecipe. Gli operatori di Volontarius sono molto grati a questi professionisti che, nel loro tempo libero, mettono a disposizione gratuitamente con altruismo le loro competenze professionali ed umane. Orientativamente il servizio viene svolto due volte la settimana dalle ore 10 alle 12 e la sera a seconda delle disponibilità dei volontari, presso la mensa di Piazza Verdi, e presso il Ricovero notturno straordinario, in via Macello, ed in altri luoghi frequentati durante il giorno dalle persone di strada.

 

A chi si rivolge

L’ambulatorio mobile si inserisce sul territorio di Bolzano come servizio di tutela e prevenzione sanitaria, nonché come supporto ed integrazione ai servizi sanitari locali. Il servizio consente inoltre di ottenere un risparmio significativo per la sanità pubblica in quanto grazie alla propria attività di prevenzione vengono ridotti sensibilmente i ricoveri delle persone senza fissa dimora. Si rivolge alle persone che vivono sulla strada in condizioni sociali di precarietà che, per diversi motivi, rendono difficoltoso il loro accesso ai servizi sanitari del territorio. Per molte persone spostarsi verso i servizi non è facile, spesso mancano i soldi per comprare i medicinali prescritti, inoltre la mancanza di una residenza stabile sul territorio permette di accedere solo a una parte delle cure mediche attraverso il canale del Pronto Soccorso. Purtroppo molti dei disturbi che derivano proprio dal vivere in strada come  sindrome da raffreddamento (tosse, laringite, febbre), artro-muscolopatie-traumi, disturbi dermatologici, medicazioni/bendaggi, mal di testa, disturbi gastrointestinali, disturbi oculari, sindromi allergiche, disturbi odontoiatrici, non hanno la caratteristica di urgenza che il pronto soccorso richiede. Le persone senza una residenza non hanno un medico di base e, anche se con problemi cronici, per esempio il diabete, non hanno diritto a ricevere assistenza.

 

A fronte di queste difficoltà, l’ambulatorio mobile offre alle persone di strada un servizio professionale e dall’importante componente umana. Il servizio svolto dall’Ambulatorio mobile viene inoltre integrato dalla cosiddetta Farmacia dei Poveri, un “deposito” di farmaci donati dai cittadini e destinati alle persone e ai servizi che ne hanno bisogno. Durante il servizio dell’ambulatorio mobile vengono distribuiti gratuitamente molti farmaci a chi ne ha bisogno, non solo in regime “d’urgenza” ma anche per far fronte alle situazioni di cronicità, ad esempio i farmaci per l’asma sono molto costosi e si arriva anche a 100 euro a confezione se non sono mutuati. Il sogno degli operatori di Volontarius è quello di riuscire ad avere in futuro un ambulatorio mobile proprio e degli spazi dove offrire anche le cure odontoiatriche che attualmente non sono disponibili.

 

Ricerca di nuovi volontari

Per sviluppare il servizio l’Associazione Volontarius Onlus è costantemente alla ricerca di ulteriori medici volontari, infermieri ed altro personale sanitario disponibile a svolgere questo tipo di attività a titolo gratuito in affiancamento agli operatori dell’Associazione o della Società S. Vincenzo De Paoli. Per informazioni o per candidarsi come volontari gli interessati possono rivolgersi a Cosetta.Dri@volontarius.it, Cell. 3351438707.

-Spreco +Eco: il giornalino dei Cacciatori di Briciole

Pubblicato in 15.000 copie (in italiano e tedesco) il numero speciale “-Spreco +Eco” della rivista Volinforma.
Il testo incentrato sulla lotta allo spreco alimentare è stato interamente curato dai “Cacciatori di briciole”.

È uscito in questi giorni il numero speciale di Volinforma “- Spreco + Eco” curato dai “Cacciatori di Briciole”. Il numero speciale, stampato in 15.000 copie, metà in lingua italiana e metà in tedesco, è stato guidato da Christian Bacci, vicepresidente di Volontarius e coordinatore del progetto “Cacciatori di briciole” di cui fanno parte circa 130 volontari che raccolgono quotidianamente i resti alimentari presso 100 esercizi che aderiscono all’iniziativa per poi redistribuirli ai bisognosi. Le “briciole” raccolte dal 2013 ad oggi hanno ormai superato il traguardo di 1,5 milioni di unità.

Tra questi vi sono circa 200 persone che in media vengono assistite sulla strada a Bolzano dalle associazioni Volontarius e San Vincenzo. Sono persone senza tetto e senza dimora, migranti e richiedenti asilo accolte nelle strutture come il Conte Forni di Bolzano o nei dormitori invernali del ricovero notturno. Le “briciole” vengono distribuite anche a persone vittime di tratta e di sfruttamento, alle oltre 100 persone contattate ogni sera dal Progetto Alba; oltre 400 persone indigenti che frequentano il punto di distribuzione del magazzino viveri del centro storico di Bolzano ed a 10 famiglie residenti nel capoluogo in condizioni di povertà.

Il numero speciale, di 28 pagine, è il frutto di cinque anni di esperienze maturate sul territorio dai Cacciatori di briciole nel campo dello spreco alimentare. “Il giornale – sottolinea Christian Bacci nella sua introduzione –  è stato realizzato grazie all’aiuto di studenti e di esperti per poter essere di aiuto alla cittadinanza, approfondendo vari temi al fine di ridurre lo spreco in casa. Siamo partiti dalle scuole, coinvolgendone di italiane e tedesche.

Da lì è iniziato il nostro percorso di consapevolezza, che ha voluto unire le testimonianze di chi lavora nel sociale e di chi è parte del settore alimentare, assumendo così diversi punti di vista e raccogliendo le voci più disparate”.

Il numero speciale contiene quindi numerosi interventi di esperti, testimonianze di volontari, suggerimenti preziosi per ridurre gli sprechi e riutilizzare i cibi avanzati, ricette e storie personali. La ricchezza dei contenuti è testimoniata anche dal gran numero di esperti e di professionisti che hanno fornito il loro prezioso sostegno e contributo alla realizzazione di questa interessante opera monografica.