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Feature

Guido Montesani

Terzo appuntamento con la rubrica “La storia siamo noi”.
Vi presentiamo Guido Montesani, il quale svolge il servizio sociale di volontario dal 2017.

Guido presta servizio presso il magazzino viveri, la farmacia che supporta i più bisognosi e per “Snoopy”, un progetto di Pet Therapy rivolto a persone con disagio psichico. Ed è proprio di quest’ultimo progetto di cui Guido ha voluto parlarci.


Dignità |Uguaglianza |Speranza


Emozioni che lasciano il segno

La tensione verso l’altro è un’occasione per riempire me stesso: perseguo il sogno della pari dignità delle persone.

Mi ha dato una grande emozione prestare servizio a favore di persone con problemi di disagio psichico: fungevo da autista e accompagnatore per il progetto Snoopy, un percorso di Pet Therapy.

La difficoltà maggiore per me è stato entrare in relazione con l’altro, trovare un modo di comunicare. Tuttavia, dopo una paio di incontri ho avuto la soddisfazione di sentirmi riconoscere, interpellare. Si era stabilita una relazione.

E’ stato…. esserci, propormi senza barriere o pregiudizi.


Scopri di più sul progetto Snoopy qui.


“Photovoice: la voce senza confini” mostra alla Casa d’accoglienza di Ora

Nell’ambito della Settimana dell’accoglienza  la Casa d’accoglienza “Ex Pernter” di Ora ha proposto una serata di porte aperte, durante la quale è stata inaugurata la mostra fotografica “Photovoice: la voce senza confini”.

La serata di porte aperte della Casa d’accoglienza “Ex Pernter” di Ora, gestito dall’Associazione Volontarius, ha offerto un’importante opportunità per far conoscere alla popolazione la realtà di questa struttura dove oggi trovano ospitalità 39 richiedenti asilo provenienti da vari Paesi africani e asiatici.

Durante la serata di porte aperte è stata inaugurata la mostra fotografica “Photovoice: la voce senza confini”, ideata e curata dall’operatore della Casa Stefano Vinci e dal referente Motasem Isied. L’esposizione è la fase finale di un progetto iniziato a settembre che ha coinvolto alcuni degli ospiti della Casa. Attraverso il linguaggio della fotografia e della scrittura, i partecipanti hanno raccontato i loro punti di vista relativi al tema dei diritti e dei doveri all’interno della nostra comunità, filo conduttore dell’intera Settimana dell’accoglienza 2018.

Il progetto ha dato la possibilità agli ospiti partecipanti di far conoscere il proprio sguardo ed esprimere la loro voce attraverso un linguaggio artistico, contemporaneamente la mostra fotografica vuole essere un’occasione di dialogo critico. Il percorso infatti è stato condotto attraverso la metodologia del photovoice, la quale prevede l’utilizzo della fotografia come strumento di attivazione dei membri della comunità invitandoli ad identificare i loro punti di vista e utilizzarli come leve per il cambiamento sociale. Questa tecnica utilizza il linguaggio dell’immagine per sviluppare empowerment e dare voce ai soggetti che vivono una condizione di emarginazione sociale.

Durante la serata, una giovane partecipante al progetto proveniente dall’Iraq ha raccontato le sue impressioni in merito al percorso, sottolineando come molto spesso le persone entrano in confusione quando si parla di diritti e di doveri.  Per la partecipante comunicare questa tematica attraverso la fotografia non è stato facile, tuttavia, ha il percorso ha dato l’opportunità a persone che raramente hanno la possibilità di esprimere la propria opinione e di partecipare a progetti artistici come questo. A suo avviso, il percorso di photovoice è stato un’importante occasione per entrare in contatto e sperimentare con la fotografia.

Stefano Vinci, ideatore e curatore del progetto, è soddisfatto dei risultati ottenuti: “È stato difficile organizzare questo percorso, ma ne è valsa la pena. Si è instaurato una relazione più intima tra gli ospiti e gli operatori della Casa. Questo percorso ha favorito il dialogo e la comprensione reciproca.”

Della stessa opinione è Motasem Isied, referente della Casa “Ex Pernter”: “Questo progetto, oltre ad aver dato la possibilità agli ospiti di esprimere la propria voce, è stata un’occasione per riflettere insieme su tematiche che raramente si riescono ad approfondire. Gli ospiti sono soddisfatti di ciò che abbiamo realizzato e per me è stato davvero stimolante uscire dalla Casa e vivere quest’esperienza insieme a loro”.

                                                                                         

Streetwork bz vola in alto con il Tumbling Day

Nell’ottica del progetto StreetworkBz, l’Associazione Volontarius propone il “TUMBLING DAY”, pomeriggi interamente dedicati al “Power tumbling”, uno sport ginnico che combina la ginnastica artistica a terra e le specifiche del trampolino. Grazie all’utilizzo di attrezzatura professionale, come ad esempio il nuovo AirTrack, un materasso gonfiabile lungo ben 8 metri, i giovani interessati possono sviluppare le proprie capacità ginniche di Parkour.

Per Eduardo Ramirez Bachir, referente di Volontarius per il progetto StreetworkBz, l’AirTrack è “un acquisto davvero azzeccato, il migliore che abbiamo mai fatto!”. A detta della sua equipe infatti, il grande materasso ha attirato numerosi giovani, che hanno iniziato a partecipare attivamente alle attività proposte dal progetto. Lo conferma Zoran Aleksov, operatore di Volontarius e insegnante di ginnastica: “Andando nei parchi della città con l’AirTrack, la ginnastica artistica diventa alla portata di tutti. Lo sport rappresenta uno dei più importanti strumenti educativi e di prevenzione di disagio sociale e psicofisico, favorisce infatti lo sviluppo delle capacità di integrazione e di socializzazione, attraverso il confronto, l’interazione e la solidarietà. Grazie a quest’attività sono stati coinvolti ragazzi con profili e background molto diversi tra loro. Questo mi da moltissima soddisfazione”.

 

Pubblicato su Volinforma – Novembre 2018

ZeitDida, un contenitore dedicato alla didattica creativa

“ZeitRoom – giovane museo virtuale” è una piattaforma web che condivide online progetti di arte e didattica creativa sulla memoria del XX e del XXI secolo della città di Bolzano. Nella scorsa edizione di Volinforma vi abbiamo presentato “ZeitForm”, il contenitore del portale dedicato all’arte contemporanea dove sono raccolti e condivisi i progetti realizzati da giovani artisti del territorio che lavorano sul tema della memoria.

In questa nuova edizione vi raccontiamo invece “ZeitDida”, la sezione del sito dedicata alla didattica creativa dedicata alle Scuole, ai centri giovani e alle associazioni giovanili. Questo contenitore ha l’obiettivo di raccogliere e condividere progetti e opere, individuati e raccolti secondo i criteri proposti da ZeitRoom e selezionati con la supervisione scientifica dell’Archivio Storico del Comune di Bolzano, con referente la Dott.ssa Carla Giacomozzi.

Una delle opere raccolte in “ZeitDida” è “Archeologia industriale – Ex Alumix”, un progetto nato all’interno del percorso “Raccontare il lavoro” del liceo Giovanni Pascoli. Assieme al Signor Onomoni, dipendente per trentuno anni della fabbrica “Ex Aluminia”, gli studenti hanno ripercorso il passato industriale dello stabilimento costruito negli anni ’30, oggi ristrutturato e rinominato NOI Techpark. Con  la macchina fotografica in mano, tra vecchi macchinari, celle, trasformatori e forni elettrolitici, i ragazzi hanno ripercorso un pezzetto di Italia che non c’è più, ma che ha lasciato profonde tracce nelle memorie e nelle persone che ci hanno lavorato.

“Per me è importante che venga ricordato il lavoro e gli sforzi delle generazioni passate […]. È fondamentale conoscere la storia di un luogo, sapere perché l’architettura è di un certo stile, sapere a che cosa serviva questo palazzone, l’importanza che ha avuto per Bolzano. E soprattutto per i suoi lavoratori.” – ci racconta  Lisa Guerra, ex studentessa del Liceo Giovanni Pascoli e co-autrice del progetto “Archeologia industriale – Ex Alumix”. Attraverso le foto analogiche scattate all’interno della vecchia fabbrica e i ricordi del nonno, Lisa ci ha raccontato la vecchia fabbrica e la vita dei suoi lavoratori: “Quando l’edificio non ci sarà più, queste fotografie avranno un ruolo fondamentale. […] Le fotografie aiutano ad attivare la memoria.”   

ZeitRoom è un progetto di Volontarius e Piano B, promosso dal Comune di Bolzano e dall’Archivio Storico della Città di Bolzano. Vuoi contribuire all’ampliamento del museo? Hai realizzato un’opera e vorresti pubblicarla sul portale di ZeitRoom? Scrivi un email a zeitroom@gmail.com

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Pubblicato su Volinforma – Novembre 2018

Grande partecipazione alla decima edizione di “Chiedimi perché ho freddo”

Anche quest’anno la manifestazione organizzata da Volontarius e da River Equipe in piazza Mazzini ha riscosso un notevole interesse da parte della popolazione. Sono state raccolte oltre 400 coperte, scarpe ed indumenti caldi che aiuteranno le persone bisognose ad affrontare l’inverno. “Chiedimi perché ho freddo” è sicuramente un titolo evocativo per un’iniziativa di questo tipo, una festa non solo per raccogliere coperte, zaini, vestiti e tutto ciò che può servire ad un senzatetto per affrontare l’inverno rigido che sta per arrivare e tutti quelli che arriveranno, ma anche per riflettere sulle problematiche dei senza fissa dimora.

Un problema da non ignoarare
Oltre ad essere una categoria in costante aumento negli ultimi anni è anche un segnale del malessere della nostra società, di una crescente insicurezza economica e sociale che spesso alcuni preferiscono non vedere o ignorare ma che invece dev’essere affrontato. Bisogna però anche tener conto del fatto che il freddo, di cui parla il titolo, non è solo quello dell’inverno, quello climatico ma anche il freddo dell’indifferenza di cui parlavamo sopra. Ad oggi è molto diffusa questa convinzione che se un problema si ignora semplicemente sparirà ed i senzatetto vengono visti da molti come un problema, ma la verità è che sono persone, persone con una storia, con dei sentimenti ma soprattutto in difficoltà.
Di tutto questo si è parlato la mattina del 27 ottobre in Piazza Mazzini, sotto il porticato, perché pioveva. Insieme ad una scolaresca e grazie alcune testimonianze di alcuni senza tetto i ragazzi hanno avuto modo di conoscere com’è veramente la vita di questi uomini e donne in un momento bisogno della loro vita.

Tanto per iniziare è subito stato smentito il falso mito secondo cui molte di queste persone vivono in quello stato di loro volontà, per scelte filosofiche o altro. La verità è che sono individui che hanno vissuto gravi lutti, stati di depressione, dipendenze o che per motivi legali-burocratici non possono aver accesso a determinati aiuti. Hanno spiegato anche com’è la vita per strada, quali sono i bisogni di queste persone, ovviamente bisogni essenziali e semplici, è stata descritta loro com’è la giornata per ogni senza fissa dimora, di come una semplice azione come ricaricare il proprio cellulare possa diventare una vera sfida, senza contare il bisogno più basilare per tutti loro: Trovare un riparo per quella notte.

Testimonianze di vita
Dopo di che è venuto il turno delle testimonianze, toccanti, di alcuni di loro, storie diverse ma che come filo conduttore avevano gravi tragedie, le incertezze ma anche il desiderio di cambiare e di fare qualcosa della loro storia per quanto potesse essere diversa da quella di molti. Il fatto che piovesse e che facesse freddo, in tutto questo, credo abbia permesso di rendere meglio l’idea di come possa essere la vita per i senza fissa dimora. Di come un evento normale e semplice come può essere una giornata di pioggia per loro possa voler dire una giornata difficile, fatta di umidità, freddo e della ricerca di un riparo adatto ad affrontare tutto ciò. Questa tavola rotonda tra scolaresca, senzatetto e operatori di Volontarius ha permesso non solamente di raccogliere esperienze o informazioni, ma anche di far fare domande ai ragazzi che magari non avevano avuto il coraggio di fare quando incontravano persone con una storia come questa e di togliere quella barriera invisibile dettata da paura, false informazioni ed ignoranza da parte di alcuni.
All’evento, organizzato da Volontarius, River Equipe e Società San Vincenzo De Paoli, erano presenti alcune installazioni ed erano messe a disposizioni i dati relativi all’ultimo anno riguardanti l’argomento dei senza tetto. Questi erano riferiti ad alcuni servizi rivolti sempre ai senza fissa dimora, come ad esempio la consegna di coperte di vestiti per l’inverno, pasti o posti dove poter dormire.

Un altro servizio è quello dell’ambulatorio mobile, cioè un piccolo camper munito di attrezzature per delle visite mediche di base o per offrire medicinali per i senza tetto, in quanto la difficoltà ad accedere ai servizi sanitari per vari motivi per queste persone è sempre piuttosto difficile e complesso.

 

Un’altra esposizione presente all’evento era quella di un progetto fotografico, sempre rivolto al tema delle persone senza fissa dimora, in questo era stato chiesto ai diretti interessati di fotografare elementi che richiamassero alla vita in strada ed alle difficoltà che essa comportava. I bambini hanno potuto realizzare piccoli lavoretti creativi sul tema di Halloween, dato il periodo, come zucche intagliate, pipistrelli di cartone ed altro insieme agli operatori di Volontarius presenti.
Oltre a tutto questo ed il buffet offerto la mattinata, dopo la pioggia ed il freddo, è stata animata dall’arrivo del gruppo musicale “Sissamba”, con le loro coreografie e le loro percussioni hanno riempito la piazza di allegria e musica, alla quale si sono uniti anche alcuni ragazzi di loro iniziativa.

 

Testo di Daniel Tondin

Pubblicato su Volinforma – Novembre 2018

Servizio di Volontariato Europeo

Vi presentiamo i ragazzi e le ragazze arrivati ad ottobre a Bolzano per svolgere il Servizio di Volontariato Europeo, una preziosa opportunità di volontariato che l’Unione Europea offre ai giovani fra i 17 e i 30 anni.

 

Emeline

Ciao Emeline, raccontaci di te.
Ho 21 anni e vengo da Parigi. Sono una persona molto timida e riservata.

Come mai hai scelto di fare il Servizio di Volontariato Europeo?
Ho voluto partecipare a questo progetto perché ho un forte desiderio di aiutare le persone che ne hanno bisogno. Per me lo SVE rappresenta una grande opportunità per lavorare su me stessa e sulla mia autostima. Quando sono arrivata a Bolzano ho dovuto parlare con delle persone che non conoscevo, questa esperienza mi sta stimolando a prendere coraggio e a sentirmi più libera.

Perché hai scelto di venire all’Associazione Volontarius?
Ho scoperto Volontarius sul sito del servizio sociale europeo e poi, dopo aver curiosato sul profilo Facebook dell’Associazione, ho mandato la mia candidatura. Sono stata contattata da Michele Lonardi, il ragazzo che insieme a Daniel Brusco si occupa dei volontari, e abbiamo fatto una chiamata Skype per conoscerci. Non parlavo molto bene l’italiano, facevo tanti errori e mi sentivo un po’ in imbarazzo. Ma Michele è stato molto amichevole e mi ha fatto sentire a mio agio. Le sensazioni nei confronti di Volontarius e delle persone che ci lavorano sono state molto positive fin da subito.

Cosa ti sta piacendo di più di quest’esperienza?
Io lavoro al centro di prima accoglienza Einaudi. Per esempio ho conosciuto un rifugiato proveniente dall’Iraq. Parliamo in inglese e ci capiamo perfettamente. Anche se ci conosciamo da solo un mese, mi dice sempre che si sente fortunato a parlare con me e mi ringrazia per la mia gentilezza. Mi ha raccontato che nella sua vita ha perso tutto. Aveva una bellissima casa, una macchina, una famiglia, una bella vita. Ha perso tutto per colpa della guerra. Parlare di questo con me lo ha fatto sentire più libero. Quando qualcuno che non conosco perfettamente mi ringrazia in tal modo è come ricevere un colpo al cuore. Poter parlare con persone che vengono dall’Afganistan, Iraq, Georgia o da tutti quei Paesi che hanno vissuto la guerra e/o la miseria è una grande esperienza per me.

Quali obiettivi ti poni per questo anno che trascorrerai qui?
Spero che questa esperienza mi trasformi, voglio essere una persona nuova. Voglio superare la mia timidezza e poter parlare davanti alla gente senza timori. Stare qui per un anno è un grande passo per me e per la mia vita. Il mio sogno è riuscire a parlare perfettamente la lingua italiana.
Spero che tra un anno sarò una persona totalmente nuova!

 

Vincent

Ciao Vincent, presentati.
Ho 19 anni e vengo da Lipsia, una città vicino a Berlino. Ho finito la scuola la scorsa estate e la prossima estate inizierò a studiare scienze sociali.

Perché hai scelto di fare il Servizio di Volontariato Europeo presso l’Associazione Volontarius?
Sono qui perché per tutta la mia vita sono stato un consumatore dei benefit dell’Unione Europea e della società. Ho potuto fare tutto ciò che volevo e viaggiare ovunque desiderassi. Adesso, con il Servizio di Volontariato Europeo, ho la possibilità di ringraziare e dare qualcosa in cambio. Ho la chance di vedere da vicino quali sono effettivamente i riscontri positivi dell’Unione Europea. Posso fare qualcosa di utile per gli altri, in particolare nei centri di accoglienza.

In quale centro di accoglienza dai il tuo supporto?
Sto dando una mano presso il centro d’accoglienza “Caserma ex Gorio”. Sto lavorando molto per aiutare con l’organizzazione e con la documentazione del centro. Mi occupo di svariate cose, per esempio aiuto le persone che vivono nel centro a compilare e a consegnare i tempo i documenti, oppure li accompagno in ospedale alle visite mediche. Cerco di aiutarli come posso.

Cosa ti piace di più di quest’esperienza?
Nel centro “Ex Caserma Gorio” posso osservare i risultati del mio lavoro. È un’occasione per me di fare qualcosa di utile. In più ho l’opportunità di imparare l’italiano e conoscere l’Italia, questa bellissima nazione.

Quali obiettivi ti poni per questo anno che trascorrerai qui?
Tra un anno vorrei poter dire “wow, è stato un buon anno! Ho fatto qualcosa per me stesso, ma allo stesso tempo ho aiutato chi ne aveva bisogno.”. Il mio desiderio è di concludere quest’anno qui a Bolzano felice e soddisfatto di ciò che ho portato a termine e dei risultati raggiunto. Spero di poter dire “Sì, è stata una buona idea fare lo SVE.”

 

Julien

Julien, raccontaci chi sei.
Ho 27 anni e sono francese. Sono nato nel Sud della Francia, a Nord della città di Toulouse. All’università ho studiato storia e beni culturali.

Dalla cultura sei passato al sociale?
Sì, avrei voluto lavorare nell’ambito della cultura, ma in Francia non c’è molto lavoro. È un po’ difficile. Per un periodo ho lavorato come insegnante in un liceo. In Francia ero anche volontario in un’associazione che aiuta i profughi. Ho tenuto dei corsi di francese, attività culturali, per esempio li accompagnavo ai musei, facevamo sport insieme.

Come sei arrivato a Bolzano?
Inizialmente cercavo un’opportunità per lavorare nell’ambito culturale, volevo fare qualcosa di più attinente al mio titolo di studio. Ho caricato il mio curriculum sul sito web del corpo europeo di solidarietà e poco dopo sono stato contattato dall’Associazione Volontarius. Ho subito accettato.

In che modo dai il tuo supporto a Volontarius?
Sono volontario presso Casa Conte Forni. Mi occupo di diverse cose. Per esempio aiuto nelle pulizie o supporto le persone che ne hanno bisogno, anche nelle piccole cose quotidiane come fare la spesa, andare alle visite mediche in ospedale. Nei prossimi mesi mi piacerebbe proporre e organizzare attività come facevo in Francia.

 

Rebecca

Presentati.
Sono Rebecca, ho 19 anni e vengo da Witten in Germania. Ho finito le scuole superiori la scorsa estate. Mi piace lavorare a contatto con le persone, soprattutto con i bambini e i giovani.

Come mai hai deciso di fare volontariato presso Volontarius?
Mi piace la concezione di Volontarius, ciò che ha fatto e che sta facendo per aiutare chi ne ha più bisogno. Sono qui per scoprire cosa voglio fare nel mio futuro e per acquisire maggiori competenze pratiche. Vorrei raccogliere più esperienze possibili durante la mia permanenza qui.

Credi che sia un’esperienza che tu sta facendo crescere?
Sì, lavoro presso il centro di accoglienza ex Lemayr e la maggior parte del tempo lo passo con i bambini: gioco con loro, gli aiuto con i compiti, organizzo attività e laboratori.
All’inizio questo lavoro è stato molto impegnativo, si trattava di una cosa completamente nuova per me. Ci sono così tanti bambini, ho dovuto conoscerli tutti, ognuno con un carattere diverso e con delle esigenze diverse. Ci sono anche neonati, non avevo mai lavorato con bambini così piccoli prima d’ora. È bello lavorare con loro: loro mi piacciono molto e io piaccio molto a loro. Sono sempre felici. In un solo mese di permanenza qui ho imparato moltissimo e voglio continuare a imparare e a lavorare molto. Ho delle sensazioni molto positive per questo anno che verrà. Sono contenta di essere qui.

                                                                                

Il Centro di accoglienza di Laives, un esempio d’integrazione

Bolzano, 7 settembre 2018

 

Tutti i 52 ospiti del Centro di accoglienza di Laives lavorano o seguono corsi professionali. Un successo legato all’ottima collaborazione con il Comune e la popolazione.

A poco più di un anno dalla sua apertura il Centro di accoglienza di Laives, gestito dalla cooperativa sociale “River Equipe” in collaborazione con l’Associazione Volontarius, ha raggiunto l’ambìto traguardo della “piena occupazione”. Infatti tutti i 52 ospiti della struttura, coordinata da Fabrizio Bissacco, svolgono un lavoro o stanno seguendo corsi professionalizzanti. Nel dettaglio 45 persone richiedenti asilo sono occupate in attività lavorative di queste 16 sono impegnate nella raccolta delle mele nel comprensorio della Bassa Atesina oltre che a Cornaiano ed a Bolzano, gli altri operano nel settore della ristorazione, come operai generici, lavapiatti e tutto fare, nei settori della logistica e magazzino, in alcuni supermercati e nell’ambito delle imprese di pulizia. Secondo Fabrizio Bissacco dagli imprenditori locali viene particolarmente apprezzata la loro buona volontà e la grande voglia di lavorare ed impegnarsi.

Le restanti 7 persone sono occupate in progetti di volontariato tra i quali anche il mantenimento dell’orto realizzato dagli ospiti del Centro di accoglienza con la collaborazione con la Scuola agraria di Laives e di Laimburg.  L’obiettivo di questo inserimento lavorativo è il raggiungimento di un’autonomia economica e sociale che permetterà loro la ricerca consapevole di un alloggio e la conseguente uscita dal progetto di accoglienza.

Prossimamente, al termine della stagione agricola, 24 persone saranno occupate in corsi del Fondo Sociale Europeo. Si tratta di iter formativi per aiuto cuoco, logistica e magazzino e cura del verde. Si tratta di corsi di perfezionamento professionalizzanti che avranno la durata complessiva di cinque mesi, suddivisi in diversi moduli tra i quali sono previsti stage e tirocini presso le aziende locali. Altri hanno partecipato al progetto “hamet2f”, organizzato dalla Provincia con la collaborazione della cooperativa sociale “Akrat”, con l’obiettivo di valutare le competenze specifiche di ogni singolo migrante per poterlo inserire al meglio in un percorso individuale di integrazione.

I Paesi di provenienza sono in maggioranza Bangladesh, Pakistan, Nigeria e Gambia ma vi sono anche persone provenienti da Nepal, Senegal, Togo, Tunisia, Iraq e Costa d’avorio. Un’attenzione particolare viene dedicata dall’equipe del Centro al percorso formativo delle persone ed alle capacità evidenziate nel corso delle varie attività svolte.

Va sottolineata l’ottima collaborazione instaurata sin dall’inizio dell’attività con l’amministrazione comunale, in particolare il sindaco di Laives, Christian Bianchi, il vicesindaco Giovanni Seppi e l’assessora comunale alle politiche sociali, Claudia Furlani. I lusinghieri risultati sinora ottenuti sono anche il frutto del fattivo clima di collaborazione instaurato sin dall’inizio dell’attività con la Provincia, la Comunità comprensoriale, le imprese locali, le associazioni e la cittadinanza nel suo complesso. Grazie a questa proficua collaborazione già oggi alcuni degli ospiti, dopo aver ricevuto una risposta positiva alla loro richiesta di asilo, sono usciti dal progetto e conducono una vita autonoma ed indipendente. Le maggiori sfide per gli operatori sono oggi rappresentate dal reperimento di attività lavorative più continuative nel tempo e di alloggi nei quali possano trasferirsi coloro che escono dal progetto di accoglienza.

L’equipe del centro, guidata da Fabrizio Bissacco, è composta dagli operatori Francesca Carraro, Radia El Bouhali, Andrea Filippo Riccardi e Tritan Myftiu, nonché dai custodi Franco Romanelli e Faisal Hassan Mohamed.

Settimana dell’Accoglienza 2018

Anche quest’anno, dal 29 settembre al 7 ottobre, si svolgerà in Trentino – Alto Adige la Settimana dell’Accoglienza giunta alla sua quarta edizione. 
Il tema scelto per quest’anno è

“Persona e comunità. Coltivare i doveri, promuovere i diritti”

La settimana dell’accoglienza è un occasione di confronto fra persone, operatori, volontari sulla situazione attuale e sul futuro del welfare nel nostro territorio; 115 proposte in tutta la Regione di cui: 26 incontri/dibattiti, con relatori di spessore come don Luigi Ciotti, Felipe Camargo, Valerio Onida, Marina Mattarei, don Armando Zappolini, una decina di incontri con testimonianze di persone che raccontano la loro storia legata all’accoglienza, 15 laboratori di animazione, gioco, attività artistica, 17 mostre a tema, 11 occasioni di visitare strutture di accoglienza in ambiti diversi aperte per giornate intere, una decina di proiezioni di film, 11 spettacoli teatrali o musicali, 6 camminate collettive in territori significativi, occasioni di incontro e conoscenza su base “etnico/gastronomica” e tante altre opportunità di riflessione e incontro.

 

Scarica qui il programma completo della Settimana dell’accoglienza 2018

 

Per info:

segreteria.taa@cnca.it
(388 8029445 Lisa  – 0461 239640 Sandra)

www.settimanadellaccoglienza.it

Solidarietà alle Semirurali

Grande partecipazione al Parco delle Semirurali con l’iniziativa “Un pasto al posto del biglietto”. L’Associazione Volontarius ringrazia la Cooperativa 19 per la collaborazione e tutti coloro che hanno donato prodotti alimentari per le famiglie indigenti di Bolzano.

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