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Feature

Radwa

Radwa è una giovane collaboratrice di Volontarius. Da più di un anno è volontaria all’interno del progetto Alba, che si occupa dell’assistenza alle vittime di tratta.


Passione | Rispetto degli altri | Crescere


Mai vivere soli dentro il proprio castello.

Non c’è vita lì.

La volontà di fare volontariato non è nata recentemente.
Da tanto tempo pensavo di rendermi disponibile come volontaria per stare a fianco delle persone che ne hanno più bisogno.
Non sono una persona che ama stare tranquilla a non fare nulla, amo il lavoro e non riesco a stare ferma.

Sono cresciuta in una cultura abbastanza chiusa, con tante limitazioni. Prima di diventare volontaria non ero abituata a stare e a confrontarmi con persone diverse da me. Per oltre 25 anni ho avuto un pregiudizio nei confronti delle persone che lavorano sulla strada. Non pensavo ad approfondire l’argomento. Evitavo anche di parlare con loro, senza pensare che anche loro sono persone, esseri umani come me.

È arrivato poi il momento di crescere. E così, grazie al progetto Alba, ho aperto gli occhi, almeno per una parte della vita.
Ho iniziato la mia attività di volontariato come mediatrice interculturale per la lingua araba per supportare le vittime di violenza.
In seguito, con il sostegno delle mie colleghe, ho iniziato ad uscire con il camper per contribuire all’importante missione del progetto Alba.


Scopri il progetto Alba!

Giulia Valerio

La storia di Giulia Valerio, stedentessa dell’Università di Bolzano e tirocinante presso l’ufficio comunicazione, ci riporta al suo primo giorno con Volontarius, raccontando un piccolo momento per lei speciale.


Solidarietà|Combattere il pregiudizio|Empatia


Brennero

Era il mio primo giorno da tirocinante, sentivo l’agitazione dalla sera precedente, non sapevo cosa aspettarmi. Insieme ad altri dipendenti che avevo incontrato fugacemente in ufficio mentre firmavo alcune carte, sarei andata ad una sede di Volontarius al Brennero.

Da quando sono passati a prendermi con il furgone all’arrivo vicino al confine, tutto sembra scorrere naturalmente, ma allo stesso tempo anche in modo molto meccanico. Arrivati alla stazione ferroviaria incontriamo una ragazza italiana che era stata scortata dalla polizia tedesca fino a lì. Ha abiti leggeri, uno zaino ed un cerchietto con delle orecchie da gatto in plastica. Io con la giacca pesante tremo dal freddo. Un’operatrice di Volontarius, che mi è stata presentata velocemente, le porta una giacca calda e del cibo. Quella magia che rendeva tutto automatico fino a poco prima si spezza. Non so come rapportarmi in questa situazione.

La ragazza, ora avvolta in un giaccone molto più grande di lei, è uscita dalla sala d’aspetto, sta fumando al sole, seduta con la schiena appoggiata ad un muro. L’operatrice deve parlare con il capotreno ed io sto per seguirla quando la giovane ci chiede di restare con lei, non vuole rimanere sola. Ci racconta la sua storia. Io ho paura di chiedere troppo o troppo poco, ma lei sembra felice di avere qualcuno al suo fianco in quel momento.

Arriva il treno che la porterà a Bologna. Mentre ci avviciniamo al binario non smette di parlare… prima di salire ci saluta con un bacio.


Vouoi collaborare o fare un tirocinio con l’ufficio comunicazione? Invia una mail a comunicazione@volontarius.it

Feature

Andreas Vicinanza

Un giovane studente universitario, che ha deciso di dedicare il suo tempo libero all’insegnamento delle lingue alle persone migranti. Ha iniziato presso il centro d’accoglienza Casa Alpi e ora prosegue a Casa Enaudi. La quarta storia è quella di Andreas Vicinanza, che ci ha voluto raccontare le motivazioni ed emozioni che lo hanno portato a svolgere la sua attività di volontariato.


Rispetto|Disponibilità ad aiutare|Creatività


Esserci

So come ci si sente soli, spaventati o “diversi” dal gruppo. È una sensazione molto spiacevole e volevo aiutare chi si sente in questo modo. Volevo essere presente per le persone che ne avevano bisogno. Una società può sopravvivere solo se siamo pronti ad avvicinarci al nostro prossimo, lasciando da parte i luoghi comuni.

Ho scelto di portare il mio contributo dando lezioni di lingua, perché in questo ambito si trovano i miei talenti. Non conoscere la lingua significa essere “chiusi fuori”, il ché impedisce di fare incontri preziosi o sentirsi a proprio agio. Vorrei impedire che si creino situazioni di esclusione.

Quando sono andato alla sede della Volontarius per un colloquio ero emozionato ed anche nervoso; poi quando ho iniziato il volontariato mi sono sentito a mio agio, provo una calma interiore che prima non provavo spesso.


Scopri di più sulle nostre case accoglienza qui.

Feature

Guido Montesani

Terzo appuntamento con la rubrica “La storia siamo noi”.
Vi presentiamo Guido Montesani, il quale svolge il servizio sociale di volontario dal 2017.

Guido presta servizio presso il magazzino viveri, la farmacia che supporta i più bisognosi e per “Snoopy”, un progetto di Pet Therapy rivolto a persone con disagio psichico. Ed è proprio di quest’ultimo progetto di cui Guido ha voluto parlarci.


Dignità |Uguaglianza |Speranza


Emozioni che lasciano il segno

La tensione verso l’altro è un’occasione per riempire me stesso: perseguo il sogno della pari dignità delle persone.

Mi ha dato una grande emozione prestare servizio a favore di persone con problemi di disagio psichico: fungevo da autista e accompagnatore per il progetto Snoopy, un percorso di Pet Therapy.

La difficoltà maggiore per me è stato entrare in relazione con l’altro, trovare un modo di comunicare. Tuttavia, dopo una paio di incontri ho avuto la soddisfazione di sentirmi riconoscere, interpellare. Si era stabilita una relazione.

E’ stato…. esserci, propormi senza barriere o pregiudizi.


Scopri di più sul progetto Snoopy qui.


Convegno sul tema della tratta di esseri umani

L’Ufficio Pastorale Diocesano e il Progetto Alba invitano la cittadinanza a partecipare al

convegno sul tema della tratta di esseri umani
che avrà luogo presso il Centro Pastorale di Bolzano
sabato 9 febbraio a partire dalle ore 14.00

ingresso libero

 

Il convegno, organizzato dall’Ufficio Pastorale Diocesano (settore dedicato alle persone immigrate e profughe) in collaborazione con il Progetto Alba, intende offrire un quadro su quanto sta accadendo in Alto Adige e in Italia intorno al fenomeno della tratta di esseri umani e informare in merito agli sforzi intrapresi e alle soluzioni esperite in merito al contrasto di tale fenomeno.

Apre il convegno la giornalista Anna Pozzi con l’intervento “Tratta e schiavitù nel XXI secolo”. A seguire “15 anni di contrasto alla tratta in Alto Adige: l’importanza della rete” condotto dai referenti del Progetto Alba. Modera la giornalista Floriana Gavazzi.

La tratta di esseri umani e la riduzione in schiavitù sono tra i più gravi crimini contro l’umanità ed è uno dei maggiori business per la criminalità organizzata, con un incasso di 150 miliardi di dollari all’anno che coinvolge circa 40 milioni di persone sulla Terra. Un fenomeno in continua evoluzione, per contrastare il quale, tutti sono chiamati a fare la loro parte: stato, enti pubblici e privati, cittadini. Nessuno escluso.

Il Progetto Alba nasce nel 2003 ed è gestito dall’Associazione Volontarius Onlus, dall’Associazione La Strada – Der Weg e dal Consorzio Sociale Consis, con la regia della Provincia Autonoma di Bolzano (Ufficio per la tutela dei minori e l’inclusione sociale).

Il progetto opera da 15 anni nel contrasto alla tratta di esseri umani e del loro grave sfruttamento. Si rivolge a persone straniere vittime di tratta e/o sfruttamento o che si trovano in condizioni di vulnerabilità personale ed emarginazione sociale, principalmente a seguito dell’esperienza prostitutiva. Il progetto interviene con azioni dirette alla persona singola, per favorire i propri diritti, la protezione sociale e l’integrazione in un contesto di legalità, con il fine di accompagnare le vittime di tratta in un percorso di progressiva autonomia e libertà, favorendone il reintegro nel tessuto sociale.

Il progetto si avvale della collaborazione di un’ampia rete di servizi e istituzioni del territorio provinciale, di cui fanno parte servizi sociali e sanitari, enti pubblici e privati, Magistratura e Forze dell’ordine.

Il Progetto Alba mette a disposizione un numero di telefono di reperibilità H24 per 365 giorni all’anno
(0471 402338) e collabora attivamente col Numero Verde Antitratta (800 290 290).

 

Per maggiori informazioni: info@albaprojectbz.it

Elisabetta Oculisti

La seconda  storia che vi proponiamo per la rubrica “La storia siamo noi” è quella donataci da Elisabetta Oculisti,  un’ insegnate di informatica e da sei anni dedica il suo tempo libero ad insegnare l’italiano alle persone richiedenti asilo ospitate al centro d’accoglienza Gorio e Conte Forni di Bolzano.


Coinvolgimento |Scoperta degli altri |Desiderio di aiutare


In chiesa con dieci musulmani

 

Qualche anno fa ho insegnato italiano ad un gruppo di persone pakistane, ospiti al centro  d’accoglienza per richiedenti asilo Gorio. Per un periodo l’aula dedicata ai corsi di lingua era inagibile, dunque andavamo a fare lezione in un aula di una parrocchia vicina.

Un giorno i miei alunni mi hanno chiesto di poter entrare in Chiesa. Mi sono meravigliata, ma anche emozionata. Loro hanno osservato tutto con molta curiosità e molto rispetto. Hanno osservato che noi ci bagnamo una mano, mentre loro si lavano entrambe le mani, e che Maria ha un nome simili alla madre di Maometto. Queste somiglianze li riempivano di gioia. È stato molto difficile spiegare, con la loro poca conoscenza dell’italiano, perché c’era al muro il Cristo sanguinante e crocefisso.

Non ho potuto però esaudire il loro desiderio di vedere e suonare le campane.

Feature

La nuova rubrica dei volontari “La storia siamo noi”

Abbiamo  chiesto ai nostri volontari di ripensare al momento in cui hanno deciso di dedicarsi al volontariato e di raccontarci cosa hanno provato, e cosa provano, a portare avanti il loro impegno. Ci hanno donato innumerevoli storie, esperienze e aneddoti. Loro, protagonisti quotidiani di esperienze cariche di emozioni, con i loro sorrisi contagiosi, riescono a coinvolgere chi li riceve.

Per questo motivo abbiamo ideato la rubrica “La storia siamo noi”, titolo che si ispira al racconto di una nostra volontaria. Ogni singola storia ci arricchisce, ci ispira e ci ricorda i valori fondamentali della nostra associazione. Ogni settimana vi racconteremo la storia di uno dei nostri volontari, il suo impegno, l’esperienza vissuta sul territorio e le emozioni provate sul campo.


Vuoi raccontare la tua storia?
Per condividere con noi la tua esperienza, scrivici a comunicazione@volontarius.it
Non vediamo l’ora di leggere le vostre storie di volontariato!

Le storie sono state raccolte durante la prima fase del “Progetto Fuoco”, un percorso sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano.

Nadia Pretti

La prima storia che condividiamo con voi è quella di Nadia Pretti,  che da oltre 2 anni lavora a fianco dell’equipe di Oltre la Strada 


Calore | Senso di comunità | Rispetto


Creazione di un legame

All’inizio ho scelto di fare volontariato con le persone senza fissa dimora per curiosità e, utopisticamente, perché mi piacerebbe che tutte le persone potessero vivere con dignità.  Dopo un po’ di tempo si è stabilito un legame tra me, le persone che stavamo supportando, gli operatori e gli altri volontari.

Ora lo faccio anche perché mi danno forza e mi fanno vedere il mondo da un altro punto di vista.

Aspetto con ansia che arrivi il mercoledì sera perché sono felice di incontrare le persone a cui stiamo a fianco.  Sento che anche loro sono felici di vedere me, così come tutta l’equipe  del progetto “Oltre la strada”. Sento che c’è affetto reciproco e questo mi dà un sacco di energia.

Devo ringraziarli.
Devo ringraziare anche il gruppo di volontari perché mi sento accolta da tutti ogni volta.


Scopri di più sul progetto Oltre la strada cliccando qui.

 

Avviata la prima fase del “Progetto Fuoco”

Sedersi insieme attorno “al fuoco” dei valori
per ricreare uno spazio di autenticità
che apra al futuro con energia e speranza,
mantenendo vivi sul territorio i valori di solidarietà, dono,
autenticità,
umanità che rappresentano le fondamenta
per la sostenibilità e la coesione di ogni comunità e territorio. 

 

In occasione del 20° anno di attività, il Gruppo Volontarius propone il progetto “Fuoco”, un percorso rivolto ai dipendenti e ai volontari per mantenere vivo il senso del loro agire. Il progetto si pone inoltre l’obiettivo di rinvigorire i valori di solidarietà, dono, autenticità e umanità che rappresentano le fondamenta per la sostenibilità e la coesione di ogni comunità e territorio.

Il video seguente vuole raccontare e fare memoria del percorso che è iniziato lo scorso autunno e che proseguirà nell’anno nuovo.

 

I cambiamenti all’interno della società e la crescita esponenziale dell’associazione negli ultimi anni sono state occasioni di evoluzione, ma hanno anche portato con sé delle criticità. Avere più persone, più progetti, più livelli può implicare anche avere una maggiore difficoltà nello scambio di informazioni, una minore conoscenza di colleghi e volontari, la difficoltà a sentirsi parte di un “gruppo” grande e complesso.

Ogni organizzazione è chiamata a prendersi cura delle risorse strategiche per la realizzazione del proprio scopo, dei propri progetti. Questa attenzione diventa ancora più necessaria quando le risorse sono persone e richiede ancora maggiore sensibilità quando le persone partecipano alle attività in qualità di volontari, attraverso il dono del proprio tempo, delle proprie competenze, della propria umanità.

Ma cosa significa “prendersi cura” dei propri Volontari? Certamente significa metterli nelle condizioni di realizzare il proprio servizio in modo competente ed in condizioni di sicurezza, ma questo potrebbe non essere sufficiente.

La prospettiva di un volontario è quella del dono di sé, che è limitativo associare al risolvere un problema sociale o ambientale che sia, perché il volontario è mosso dalla motivazione di vedere realizzati i propri ideali, di affermare e dare concretezza ai propri valori, di vivere e condividere con gli altri l’esperienza del donarsi.

Prendersi cura dei propri volontari significa mantenere vivo il senso del loro agire e i valori che li guidano perché questo li rende aperti e disponibili.

Assumersi questa responsabilità significa mantenere vivi sul territorio i valori di solidarietà, dono, autenticità, umanità che rappresentano le fondamenta per la sostenibilità e la coesione di ogni comunità e territorio. Investire sui collaboratori e sui volontari vuol dire investire sul futuro del proprio territorio.

Ma per investire sui volontari bisogna prima creare un ambiente adeguato che abbia un “Sogno” condiviso: è importante quindi raggiungere tutti i livelli dell’associazione partendo dal CdA e dai Capiarea e rivolgendosi poi ai volontari, ai responsabili di progetto e agli operatori.

E’ per questo che è nato il Progetto Fuoco, con lo scopo di riavvicinare i vari livelli dell’associazione dopo la forte espansione degli ultimi anni, che ha portato con sé nuovi progetti ma anche difficoltà, capire dove siamo e dove stiamo andando.

Gli incontri sono partiti nel mese di ottobre e il progetto durerà fino all’estate 2019.

A Primavera coinvolgeremo anche alcune classi nell’ambito dell’Alternanza scuola-lavoro, faremo parte del lavoro in classe e in parte i ragazzi potranno sperimentarsi in attività nelle strutture e nei progetti. Prima dell’estate ci sarà una restituzione del percorso fatto.

Streetwork bz vola in alto con il Tumbling Day

Nell’ottica del progetto StreetworkBz, l’Associazione Volontarius propone il “TUMBLING DAY”, pomeriggi interamente dedicati al “Power tumbling”, uno sport ginnico che combina la ginnastica artistica a terra e le specifiche del trampolino. Grazie all’utilizzo di attrezzatura professionale, come ad esempio il nuovo AirTrack, un materasso gonfiabile lungo ben 8 metri, i giovani interessati possono sviluppare le proprie capacità ginniche di Parkour.

Per Eduardo Ramirez Bachir, referente di Volontarius per il progetto StreetworkBz, l’AirTrack è “un acquisto davvero azzeccato, il migliore che abbiamo mai fatto!”. A detta della sua equipe infatti, il grande materasso ha attirato numerosi giovani, che hanno iniziato a partecipare attivamente alle attività proposte dal progetto. Lo conferma Zoran Aleksov, operatore di Volontarius e insegnante di ginnastica: “Andando nei parchi della città con l’AirTrack, la ginnastica artistica diventa alla portata di tutti. Lo sport rappresenta uno dei più importanti strumenti educativi e di prevenzione di disagio sociale e psicofisico, favorisce infatti lo sviluppo delle capacità di integrazione e di socializzazione, attraverso il confronto, l’interazione e la solidarietà. Grazie a quest’attività sono stati coinvolti ragazzi con profili e background molto diversi tra loro. Questo mi da moltissima soddisfazione”.

 

Pubblicato su Volinforma – Novembre 2018