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Michela De Pillo

Sono così tanti anni che Michela De Pillo è al nostro fianco che abbiamo perso il conto!
Ha svolto volontariato presso le case di accoglienza Gorio,  Alimarket, Alpi ed Einaudi. Ha inoltre fatto parte del “Gruppo Accoglienza in Emergenza” che per qualche anno ha gestito la pronta accoglienza dei profughi che venivano sul nostro territorio. Ed è proprio di questa sua esperienza che ci racconta nella sua storia.
Attualmente è volontaria alla casa di accoglienza Lemayr ed è mentore dei volontari del servizio sociale europeo.


Passione | Aiutare gli altri | Umanità


Un cuore con le ali


Il periodo più bello del mio volontariato l’ho vissuto al centro di accoglienza Alimarket.

Accoglievamo molti ragazzi che arrivavano con i bus dai loro lunghi e tragici viaggi. Vedevamo come, giorno dopo giorno, pian pianino si abituavano, a volte con molta difficoltà, alla loro nuova vita. Trovano una lingua nuova, del cibo nuovo, nuove regole da rispettare.

Ricordo molto bene che rientravamo a casa a notte fonda dopo aver accolto uomini e donne, che arrivavano a Bolzano con tanta tristezza, paura e stanchezza.

I giorni seguenti sentivo sempre il desiderio di tornare al centro per incontrarli nuovamente, per riuscire a strapparli un sorriso, una parola, una carezza. Li ho ancora tutti nei miei occhi, ma soprattutto nel mio cuore.

È una gioia rivedere queste persone dopo qualche tempo, magari con una casa o un lavoro, parlare del più e del meno con serenità.

Dal centro Alimarket uscivo sempre con il cuore con le ali.

Floriano Franceschini

Floriano è al fianco della nostra associazione da tempo: ha iniziato a fare volontariato presso i centri di accoglienza Hotel Alpi e Ex – Alimarket.
Oggi Floriano supporta l’equipe di Oltre La Strada, è sempre pronto ad aiutare presso la casa per famiglie Maso Zeiler ed è anche mentore dei giovani ragazzi che vengono a Bolzano per svolgere il servizio di volontariato europeo.


Solidarietà | Fare la cosa giusta | Noi


Usa le tue abilità


Ho deciso di impegnarmi con Oltre la strada dopo l’esperienza positiva all’Hotel Alpi.
L’ho deciso anche per la curiosità di conoscere una parte delle fragilità della nostra città.
Cercavo qualcosa che mi desse soddisfazione e che mi permettsse di superare i miei limiti.
Ci sono riuscito.

Quando ho iniziato il servizio di volontariato mi si é aperto un mondo,
ho conosciuto tante persone speciali fra gli operatori e i volontari.

Faccio qualcosa per gli altri e questo mi rende contento.
È la mia strada.

Alperia Spa dona una “brici cargo” 
ai Cacciatori di briciole della Volontarius

Giovedì 28 febbraio, alle ore 14.00, davanti alla sede di Alperia Spa, in via Dodiciville 8 a Bolzano, è stata consegnata ufficialmente da Mauro Marchi, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Alperia Spa, e da Stefan Stabler, responsabile comunicazione e marketing, una nuova “brici cargo” ai Cacciatori di Briciole dell’Associazione Volontarius. Il nuovo mezzo per il trasporto delle “briciole”, recuperate nei numerosi esercizi commerciali del capoluogo che aderiscono all’iniziativa, è stato preso in consegna dal coordinatore del gruppo di volontari, Christian Bacci

La “brici cargo” è in sostanza un triciclo elettrico dotato di un cassone spazioso che permette il trasporto degli alimenti raccolti da supermercati e negozi di Bolzano. Questi mezzi sono in grado di trasportare grandi quantitativi di cibo e possono girare senza problemi anche in zone a traffico limitato. 

Alperia ha deciso di sostenere il progetto perché lo ritiene in linea con la propria attività aziendale e l’obiettivo di realizzare una mobilità sempre più eco compatibile. I Cacciatori di briciole, grazie a questa bicicletta, potranno aumentare sensibilmente la raccolta di generi alimentari che vengono distribuiti alle persone bisognose e che altrimenti andrebbero sprecati. Ciò che avanza da supermercati, negozi, panifici e pasticcerie, che è ancora buono, ma il giorno dopo non può essere venduto, viene distribuito la sera stessa o al massimo il giorno seguente a famiglie di Bolzano o a persone senza fissa dimora.


Per candidarsi come volontari gli interessati possono rivolgersi alla responsabile del volontariato: Daniel.Brusco@volontarius.it 

Feature

Radwa

Radwa è una giovane collaboratrice di Volontarius. Da più di un anno è volontaria all’interno del progetto Alba, che si occupa dell’assistenza alle vittime di tratta.


Passione | Rispetto degli altri | Crescere


Mai vivere soli dentro il proprio castello.

Non c’è vita lì.

La volontà di fare volontariato non è nata recentemente.
Da tanto tempo pensavo di rendermi disponibile come volontaria per stare a fianco delle persone che ne hanno più bisogno.
Non sono una persona che ama stare tranquilla a non fare nulla, amo il lavoro e non riesco a stare ferma.

Sono cresciuta in una cultura abbastanza chiusa, con tante limitazioni. Prima di diventare volontaria non ero abituata a stare e a confrontarmi con persone diverse da me. Per oltre 25 anni ho avuto un pregiudizio nei confronti delle persone che lavorano sulla strada. Non pensavo ad approfondire l’argomento. Evitavo anche di parlare con loro, senza pensare che anche loro sono persone, esseri umani come me.

È arrivato poi il momento di crescere. E così, grazie al progetto Alba, ho aperto gli occhi, almeno per una parte della vita.
Ho iniziato la mia attività di volontariato come mediatrice interculturale per la lingua araba per supportare le vittime di violenza.
In seguito, con il sostegno delle mie colleghe, ho iniziato ad uscire con il camper per contribuire all’importante missione del progetto Alba.


Scopri il progetto Alba!

Giulia Valerio

La storia di Giulia Valerio, stedentessa dell’Università di Bolzano e tirocinante presso l’ufficio comunicazione, ci riporta al suo primo giorno con Volontarius, raccontando un piccolo momento per lei speciale.


Solidarietà|Combattere il pregiudizio|Empatia


Brennero

Era il mio primo giorno da tirocinante, sentivo l’agitazione dalla sera precedente, non sapevo cosa aspettarmi. Insieme ad altri dipendenti che avevo incontrato fugacemente in ufficio mentre firmavo alcune carte, sarei andata ad una sede di Volontarius al Brennero.

Da quando sono passati a prendermi con il furgone all’arrivo vicino al confine, tutto sembra scorrere naturalmente, ma allo stesso tempo anche in modo molto meccanico. Arrivati alla stazione ferroviaria incontriamo una ragazza italiana che era stata scortata dalla polizia tedesca fino a lì. Ha abiti leggeri, uno zaino ed un cerchietto con delle orecchie da gatto in plastica. Io con la giacca pesante tremo dal freddo. Un’operatrice di Volontarius, che mi è stata presentata velocemente, le porta una giacca calda e del cibo. Quella magia che rendeva tutto automatico fino a poco prima si spezza. Non so come rapportarmi in questa situazione.

La ragazza, ora avvolta in un giaccone molto più grande di lei, è uscita dalla sala d’aspetto, sta fumando al sole, seduta con la schiena appoggiata ad un muro. L’operatrice deve parlare con il capotreno ed io sto per seguirla quando la giovane ci chiede di restare con lei, non vuole rimanere sola. Ci racconta la sua storia. Io ho paura di chiedere troppo o troppo poco, ma lei sembra felice di avere qualcuno al suo fianco in quel momento.

Arriva il treno che la porterà a Bologna. Mentre ci avviciniamo al binario non smette di parlare… prima di salire ci saluta con un bacio.


Vouoi collaborare o fare un tirocinio con l’ufficio comunicazione? Invia una mail a comunicazione@volontarius.it

Feature

Andreas Vicinanza

Un giovane studente universitario, che ha deciso di dedicare il suo tempo libero all’insegnamento delle lingue alle persone migranti. Ha iniziato presso il centro d’accoglienza Casa Alpi e ora prosegue a Casa Enaudi. La quarta storia è quella di Andreas Vicinanza, che ci ha voluto raccontare le motivazioni ed emozioni che lo hanno portato a svolgere la sua attività di volontariato.


Rispetto|Disponibilità ad aiutare|Creatività


Esserci

So come ci si sente soli, spaventati o “diversi” dal gruppo. È una sensazione molto spiacevole e volevo aiutare chi si sente in questo modo. Volevo essere presente per le persone che ne avevano bisogno. Una società può sopravvivere solo se siamo pronti ad avvicinarci al nostro prossimo, lasciando da parte i luoghi comuni.

Ho scelto di portare il mio contributo dando lezioni di lingua, perché in questo ambito si trovano i miei talenti. Non conoscere la lingua significa essere “chiusi fuori”, il ché impedisce di fare incontri preziosi o sentirsi a proprio agio. Vorrei impedire che si creino situazioni di esclusione.

Quando sono andato alla sede della Volontarius per un colloquio ero emozionato ed anche nervoso; poi quando ho iniziato il volontariato mi sono sentito a mio agio, provo una calma interiore che prima non provavo spesso.


Scopri di più sulle nostre case accoglienza qui.

Feature

Guido Montesani

Terzo appuntamento con la rubrica “La storia siamo noi”.
Vi presentiamo Guido Montesani, il quale svolge il servizio sociale di volontario dal 2017.

Guido presta servizio presso il magazzino viveri, la farmacia che supporta i più bisognosi e per “Snoopy”, un progetto di Pet Therapy rivolto a persone con disagio psichico. Ed è proprio di quest’ultimo progetto di cui Guido ha voluto parlarci.


Dignità |Uguaglianza |Speranza


Emozioni che lasciano il segno

La tensione verso l’altro è un’occasione per riempire me stesso: perseguo il sogno della pari dignità delle persone.

Mi ha dato una grande emozione prestare servizio a favore di persone con problemi di disagio psichico: fungevo da autista e accompagnatore per il progetto Snoopy, un percorso di Pet Therapy.

La difficoltà maggiore per me è stato entrare in relazione con l’altro, trovare un modo di comunicare. Tuttavia, dopo una paio di incontri ho avuto la soddisfazione di sentirmi riconoscere, interpellare. Si era stabilita una relazione.

E’ stato…. esserci, propormi senza barriere o pregiudizi.


Scopri di più sul progetto Snoopy qui.


Convegno sul tema della tratta di esseri umani

L’Ufficio Pastorale Diocesano e il Progetto Alba invitano la cittadinanza a partecipare al

convegno sul tema della tratta di esseri umani
che avrà luogo presso il Centro Pastorale di Bolzano
sabato 9 febbraio a partire dalle ore 14.00

ingresso libero

 

Il convegno, organizzato dall’Ufficio Pastorale Diocesano (settore dedicato alle persone immigrate e profughe) in collaborazione con il Progetto Alba, intende offrire un quadro su quanto sta accadendo in Alto Adige e in Italia intorno al fenomeno della tratta di esseri umani e informare in merito agli sforzi intrapresi e alle soluzioni esperite in merito al contrasto di tale fenomeno.

Apre il convegno la giornalista Anna Pozzi con l’intervento “Tratta e schiavitù nel XXI secolo”. A seguire “15 anni di contrasto alla tratta in Alto Adige: l’importanza della rete” condotto dai referenti del Progetto Alba. Modera la giornalista Floriana Gavazzi.

La tratta di esseri umani e la riduzione in schiavitù sono tra i più gravi crimini contro l’umanità ed è uno dei maggiori business per la criminalità organizzata, con un incasso di 150 miliardi di dollari all’anno che coinvolge circa 40 milioni di persone sulla Terra. Un fenomeno in continua evoluzione, per contrastare il quale, tutti sono chiamati a fare la loro parte: stato, enti pubblici e privati, cittadini. Nessuno escluso.

Il Progetto Alba nasce nel 2003 ed è gestito dall’Associazione Volontarius Onlus, dall’Associazione La Strada – Der Weg e dal Consorzio Sociale Consis, con la regia della Provincia Autonoma di Bolzano (Ufficio per la tutela dei minori e l’inclusione sociale).

Il progetto opera da 15 anni nel contrasto alla tratta di esseri umani e del loro grave sfruttamento. Si rivolge a persone straniere vittime di tratta e/o sfruttamento o che si trovano in condizioni di vulnerabilità personale ed emarginazione sociale, principalmente a seguito dell’esperienza prostitutiva. Il progetto interviene con azioni dirette alla persona singola, per favorire i propri diritti, la protezione sociale e l’integrazione in un contesto di legalità, con il fine di accompagnare le vittime di tratta in un percorso di progressiva autonomia e libertà, favorendone il reintegro nel tessuto sociale.

Il progetto si avvale della collaborazione di un’ampia rete di servizi e istituzioni del territorio provinciale, di cui fanno parte servizi sociali e sanitari, enti pubblici e privati, Magistratura e Forze dell’ordine.

Il Progetto Alba mette a disposizione un numero di telefono di reperibilità H24 per 365 giorni all’anno
(0471 402338) e collabora attivamente col Numero Verde Antitratta (800 290 290).

 

Per maggiori informazioni: info@albaprojectbz.it

Elisabetta Oculisti

La seconda  storia che vi proponiamo per la rubrica “La storia siamo noi” è quella donataci da Elisabetta Oculisti,  un’ insegnate di informatica e da sei anni dedica il suo tempo libero ad insegnare l’italiano alle persone richiedenti asilo ospitate al centro d’accoglienza Gorio e Conte Forni di Bolzano.


Coinvolgimento |Scoperta degli altri |Desiderio di aiutare


In chiesa con dieci musulmani

 

Qualche anno fa ho insegnato italiano ad un gruppo di persone pakistane, ospiti al centro  d’accoglienza per richiedenti asilo Gorio. Per un periodo l’aula dedicata ai corsi di lingua era inagibile, dunque andavamo a fare lezione in un aula di una parrocchia vicina.

Un giorno i miei alunni mi hanno chiesto di poter entrare in Chiesa. Mi sono meravigliata, ma anche emozionata. Loro hanno osservato tutto con molta curiosità e molto rispetto. Hanno osservato che noi ci bagnamo una mano, mentre loro si lavano entrambe le mani, e che Maria ha un nome simili alla madre di Maometto. Queste somiglianze li riempivano di gioia. È stato molto difficile spiegare, con la loro poca conoscenza dell’italiano, perché c’era al muro il Cristo sanguinante e crocefisso.

Non ho potuto però esaudire il loro desiderio di vedere e suonare le campane.

Punto Scuola: sentirsi a casa in una lingua straniera

Ha aperto i battenti il Punto Scuola creato da Volontarius a Bolzano per dare una risposta concreta all’esigenza dei richiedenti asilo di apprendere la lingua italiana. Attualmente la struttura può contare su 4 docenti ed è frequentata da 120 studenti.

 

Negli ultimi decenni, la glottodidattica è fortunatamente tornata a interrogarsi sulla propria natura e i propri strumenti, ed è riuscita con coraggio a individuare le sue fragilità, e la distanza dalle esigenze della società contemporanea. Tale necessità di innovazione è stata accelerata dai movimenti migratori dell’ultimo decennio, i quali hanno evidenziato il bisogno di ripensare i motivi che spingono una persona ad avvicinarsi alla lingua italiana: se nel passato apprendere l’italiano era soprattutto un interesse di carattere culturale e ricreativo, da parte di europei già finemente istruiti, oggi la lingua rappresenta uno strumento necessario alla sopravvivenza di persone che fuggono dal proprio paese di origine e che, nella maggioranza dei casi, sono sprovviste di quel bagaglio culturale sul quale la didattica della lingua italiana ha fondato la sua identità.

In questa corrente di rinnovamento, noi educatori linguistici abbiamo sentito con chiarezza la necessità di adattare la nostra missione alle nuove istanze sociali, e da tale necessità è nato il progetto Punto Scuola, che ha richiesto la creazione di un nuovo soggetto all’interno dell’associazione che vedesse riconosciuta la propria identità e autonomia, così da permettere i necessari cambiamenti in termini di metodi e approcci didattici.

Alla base del progetto Punto Scuola, che ha sede in via Bruno Buozzi 18 a Bolzano, troviamo la volontà condivisa da noi educatori linguistici e dai vertici dell’associazione di adottare un approccio olistico all’insegnamento della lingua. Un approccio che considera l’individuo nella sua totalità di persona, con una propria storia, con una propria visione della vita, timori e aspirazioni, e che attraverso questa visione della persona può rendere la strada verso l’integrazione più agevole. Un approccio che, non limitandosi a un meccanico trasferimento di strutture linguistiche, sappia mostrare e condividere i comportamenti comunicativi propri della società italiana e abbia la forza di supportare l’apprendente nel processo di acquisizione di tali comportamenti.

 

Un approccio infine che, confluendo nelle riflessioni di Zygmunt Bauman, sappia farsi liquido e che, consapevole dei reali bisogni dell’apprendente, e della sua situazione sociale e culturale, sia pronto a nutrire una didattica capace di venire in aiuto della singola persona, ponendosi a servizio della sua libertà. Noi educatori linguistici abbiamo, dunque, riconosciuto come obiettivo principe l’impegno di creare uno spazio nel quale i nostri studenti smettano di considerarsi ospiti e possano, da ultimo, sentirsi a casa nella lingua italiana.

Con coraggio, abbiamo così detronizzato la lingua con la sua ormai infeconda centralità e posto a base del nostro lavoro il comunicare, non solo nel suo significato di mettere in comune (già di per sé forte) ma nella sua radice sociale di rendere partecipe, compiendo il proprio dovere con gli altri, consapevoli che comunicare non è una semplice questione di correttezza grammaticale ma, sopra ogni cosa, un processo osmotico di fiducia reciproca e responsabilità, un diritto-dovere, la cui natura umana non deve essere dimenticata.

Con l’obiettivo di raggiungere quanto ci siamo proposti, il progetto Punto Scuola, dove attualmente operano 4 docenti,  ha attivato, a integrazione delle lezioni di lingua, laboratori di glottodidattica performativa: nello specifico, i centoventi studenti coinvolti nella prima sperimentazione ora frequentano laboratori di teatro e artistico-educativi in lingua italiana. Intendiamo, così, dar loro l’occasione, non solo di comunicare nella lingua straniera ma, prima di tutto, di sentirsi parte di questa loro nuova realtà, nella quale radicare serenamente, ora che sono lontani da casa. Come recita un vecchio detto di autore anonimo: “Gli studenti non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere”.

 

Il coordinatore del Punto Scuola

Moreno Stracci

Moreno.stracci@riverequipe.it
Cell. 3457605173